Mi chiamo Simone, ho 12 anni e sono gemello di Andrea, un bambino con disabilità.
Devo dire che è anche un motivo di cui io possa essere orgoglioso, perché non tutti accettano queste persone, proprio perché bisogna rinunciare a molte cose.

Io fin da piccolino mi sono sempre adattato alle esigenze di mio fratello, ad esempio i nostri giochi non erano quelli che magari fanno tutti i bambini, come correre o giocare a pallone, ma erano giochi di fantasia che si facevano sul tappeto con giocattoli, mestoli e utensili vari che io prelevavo dai cassetti.

Poi quando siamo diventati più grandi abbiamo iniziato con la musica e le canzoni, poi visto che Andrea parlava bene e velocemente abbiamo iniziato con le imitazioni, le interviste e fare la parte del giornalista del TG. […]

Io e Andrea abbiamo frequentato sempre la stessa scuola e la stessa classe fin dalla scuola materna, questo sicuramente qualche volta mi creava qualche problema, perché quando magari c’era qualche bambino che prendeva in giro mio fratello per il modo di camminare, io ne soffrivo tanto e prendevo le difese di mio fratello. Perché per me era normale che lui camminasse così e nessuno doveva ridere di lui.

Andrea nonostante la sua disabilità ha sempre fatto tutto quello che facevano tutti noi bambini normali: le gite, le recite e proprio in quest’ultime lui aveva il ruolo di presentatore e mi ricordo che era anche molto bravo. Proprio perché eravamo sempre insieme ho sempre fatto gli stessi sport di mio fratello: equitazione e piscina.

Oggi le nostre strade almeno per quanto riguarda gli hobby si stanno separando perché io studio batteria e Andrea il piano, io frequento una palestra e lui un Centro di Riabilitazione, comunque credo che sia giusto un po’ allontanarsi in modo che ognuno di noi possa avere i propri spazi e le proprie amicizie. Però quando Andrea si reca a Milano per qualche visita o per sottoporsi a qualche intervento, io lascio i miei impegni e lo seguo, anche se il mio cuore ne risente moltissimo, perché lo vedo piangere e soprattutto soffrire, io provo molta tenerezza nei suoi confronti.

Nonostante le mie rinunce, e la mia sofferenza, sono contento di stare vicino a mio fratello perché so che lui oltre che di mamma e papà ha bisogno anche di me.

Purtroppo mi dispiace che mio fratello non possa fare certe cose, e forse mi preoccupo più io che lui, perché lui è un tipo forte, cerca sempre di trovare un lato positivo in ogni situazione. Credo che per fare questo ci voglia molto amore per la vita e anche fantasia per cercare di trovare una “allegra” soluzione a ogni problema, ma so che non è affatto facile.

Io so che mio fratello soffre, ma so anche che non lo dimostra e non lo fa pesare a nessuno, cosa che invece fanno molti altri ragazzi. Secondo me è ingiusto prendersela con gli altri per un problema o una malattia, perché è scorretto e non è leale.
Mio fratello dice sempre che bisogna guardare le situazioni più gravi, e ringraziare Dio se abbiamo la possibilità di parlare e se siamo intelligenti, al contrario di altri ragazzi, che oltre a non potersi muovere non possono né parlare né esprimere i loro pensieri se non con gli occhi.

Comunque credo di imparare tanto dai disabili, che hanno molta forza di volontà quella che invece non abbiamo noi cosiddetti “normali”, che invece siamo fragili e ciabbattiamo al primo ostacolo.
Una frase che a me piace tanto e che spesso usa Andrea è “volere è potere”, frase che vuole dire che se il nostro cuore vuole fare, può fare tutto indipendentemente dalla forza, dalla statura e dalle capacità fisiche. Comunque spero che la pensino come me perché è una cosa bella che ci aiuta a maturare. Mentre quando ero piccolo dicevo ”che fortuna” avere un fratello disabile perché non facevamo la fila a Gardaland, al cinema, trovavamo parcheggio riservato ecc., oggi posso dire “che fortuna” avere un fratello disabile perché grazie a lui e a tutte le varie
strutture ospedaliere che abbiamo girato, ho scoperto un mondo nuovo, pieno di persone e di bambini che vogliono essere accettati, ma soprattutto amati per come sono, senza essere considerati inferiori e quindi emarginati dalla società, perché l’amore che ci possono trasmettere loro, è immenso.