Anffas ha fatto un’intervista a tre sorelle di nome Giulia, Debora e Anna. Giulia ha la sindrome di down.
In questa intervista le tre sorelle raccontano alcune cose della loro infanziae parlano anche dei loro progetti per il futuro
.

Tu sei la più grande Anna, quindi hai vissuto la nascita delle tue sorelle...
Anna
: Si, però avevo un anno quando loro sono nate, quindi è come se ci fossero sempre state.
Quindi siamo state sempre abituate ad avere una sorella come Giulia nella nostra famiglia. Vero,
Giuly?
Giulia: Si!
Anna: Noi abbiamo sempre saputo che Giulia ha la sindrome di down, ce l’hanno detto praticamente
da subito e quando eravamo piccole cercavamo, a modo nostro, anche di dirlo a lei. Ti
ricordi, Giulia, che da piccole ti dicevamo “Giulia, lo sai che tu hai la sindrome di down?”.
E dopo a lei è stato spiegato quando è stata un po’ più grande.
Finché eravamo piccole era più semplice, poi crescendo è diventato più difficile perché vedevamo
che noi riuscivamo a fare certe cose e lei magari no e restava un po’ più indietro ed anche
lei se n’è sempre accorta.
E ti dispiaceva questa cosa, Giulia?
Giulia
: Si, un po’. Ma le mie sorelle mi hanno aiutata tanto. Mi hanno aiutata standomi vicina.
Che cosa è più difficile per voi?
Debora
: A volte sono i sensi di colpa, magari quando usciamo e sappiamo che lei è a casa. Le
difficoltà ci sono anche nel modo in cui dirlo agli altri, perché quando io mi presento dico che ho
una sorella più grande ed una sorella gemella, allora tutti “Oh, hai una gemella! Che bello!” ed
io non so mai come spiegarlo perché poi (quando dici che ha la sindrome di down) ti guardano
come se dicessi “Mi è morta la mamma”, lo sguardo è quello.
Anna: Infatti è brutto quando lo dici perché tutti ti guardano come se fosse una cosa brutta, ma
in realtà, si, ci sono le difficoltà, però non è che sia una cosa brutta.
Debora: In ogni caso noi ci diciamo sempre che non dobbiamo colpevolizzare gli altri, perché
pensiamo che se non avessimo Giulia chissà come saremmo. Non ce la prendiamo con quelli
che fanno facce, gesti… abbiamo sempre pensato che il fatto di avere Giulia come sorella ci ha
reso più aperte e se lei non ci fosse stata non so come avremmo reagito anche noi.
Che poi voi siete cresciute insieme, quindi è un’esperienza un po’ particolare, no?
Anna
: Si, Debora e Giulia alle elementari erano anche in classe insieme
Debora: Eravamo anche compagne di banco. Abbiamo avuto qualche difficoltà, infatti alle scuole
medie siamo state divise. Alle elementari erano venute fuori un po’ di prese in giro, che anche
se riguardavano Giulia, indirettamente colpivano anche me e ci siamo ritrovate ad essere noi
due contro tutti. Poi a scuola è stato presentato un libretto che spiegava la disabilità ai bambini e la situazione è un po’ migliorata.
Anche quando ci hanno divise, comunque c’era sempre la preoccupazione di come sarebbe
stata lei da sola…io e Anna avevamo una paura assurda, perché conosciamo certa gente…
E tu come stavi, Giulia, a scuola?
Giulia
: Stavo bene. Anche se avevo più difficoltà senza di loro.
E adesso cosa fate, studiate?
Debora
: Io e Anna siamo all’università a Trento
E tu Giulia?
Giulia
: Io faccio un progetto, in un centro, per imparare a lavorare.
E che lavoro vorresti fare?
Giulia
: Ancora non lo so, però ho un’idea.
E quale?
Giulia
: Fare l’assistente bibliotecaria.
Cosa vorresti fare nel tuo futuro Giulia?
Giulia
: Vorrei lavorare, però ancora non lo so.
Cosa sogni?
Giulia
: Sogno di diventare famosa.
E voi che prospettive avete, pensate mai al domani?
Debora
: Pensiamo spesso al futuro, ne parliamo spesso. Pensiamo a quando non ci saranno
più i nostri genitori … c’è un po’ di paura per il futuro, un po’ tanta.
Anna: Perché finché si è piccoli ci sono altri problemi da affrontare, ma alcune cose pesano
meno. Crescendo pensi anche ad altre responsabilità.
Pensate che qualche vostra scelta sia stata influenzata, oppure potrebbe esserlo, dalla
situazione della vostra famiglia?
Debora
: Si, ad esempio la scelta universitaria. Poi alla fine è andata bene, perché siamo rimaste
a Trento. Però c’era venuto il dubbio, nel caso in cui entrambe avessimo voluto scegliere una
facoltà in una città diversa. Ci aveva un po’ fermate l’idea di pensare a Giulia a casa da sola
con mamma e papà. C’è un po’ di preoccupazione, anche perché Giulia la vogliamo con noi. Non vogliamo qualche centro, o altro…
Anna: Tu sei d’accordo, Giulia? Un domani vorresti vivere vicino a noi o con noi, oppure andare
lontana?
Giulia: Io voglio stare sempre con voi.
Anna: Puoi dirlo, eh, se non vuoi. Ti vogliamo bene lo stesso.
Giulia: No, io voglio davvero stare con voi. Anzi, ho un’idea! Facciamo una casa a due piani,
così io sto sopra e voi sotto.
E perché pensi a questa soluzione, Giulia?
Giulia
: Perché voglio stare sia con le mie sorelle, che con il mio fidanzato.
E perché vorresti stare con le tue sorelle?
Giulia
: Perché da sola ho più difficoltà e insieme alle mie sorelle no, perché mi aiutano sempre
in tutto.
E tu le aiuti in qualcosa?
Giulia
: Si, le aiuto a superare i loro problemi, anche se a volte non le so aiutare.
Debora: Credo che la cosa che Giulia ci ha insegnato di più è che difficoltà, non difficoltà, si
ride sempre. Lei fa una festa se tu le regali “un pezzo di niente”; se le dici ti voglio bene è felice
tutto il giorno. Ci ha insegnato ad apprezzare ogni cosa.
Ma voi ne parlate spesso delle sue difficoltà?
Anna
: Si, perché lei ogni tanto viene fuori con le sue questioni, le sue domande “Mi vorresti
bene anche se non fossi down?”, “Vorresti essere down se fossi in me?”. E allora spesso se ne
parla.
Magari in questo ci ha aiutate anche il fatto che lei è molto vicina a noi con l’età, siamo cresciute
insieme.
Debora: Però per me questa complicità che c’è adesso non c’è sempre stata. Ci sono stati tanti
anni di rabbia, specie quando ero più piccola. La sgridavo, mi arrabbiavo tantissimo…
Anche il fatto che siamo gemelle è difficile, io a volte ci ho pensato a come sarebbe stato avere
una gemella diversa da lei… però dopo ho capito che arrabbiarsi non serviva a niente, che dovevo
accettarla così com’è. E a me così va benissimo adesso.
Anna: Abbiamo cercato di valorizzare le cose positive che ha, invece di guardare quelle che
non ha. Ad esempio, se tu arrivi a casa triste magari gli altri non se ne accorgono, impegnati
nelle loro cose, lei ti abbraccia, non è che dica chissà cosa, ti dice “Ti voglio bene”, però lo capisce
sempre.
Debora: Infatti lo diciamo sempre io e lei che saremmo diversissime anche noi se non avessimo
Giulia. Pensiamo che lei ci ha fatto crescere diversamente, più in fretta. Spesso ci siamo trovate
con i nostri coetanei che prendevano in giro magari uno sulla carrozzina e noi ci sentivamo molto
più mature. Lei ci ha cambiate tantissimo da questo punto di vista.
Anna: Poi le prime volte che veniva e faceva domande del tipo “Ma perché io sono down?” non
sapevamo cosa rispondere, restavamo un po’ spiazzate. Adesso, parlandone, va meglio.
E’ perché lei ci pensa tantissimo, si accorge che non riesce a fare certe cose.
Ci pensi tanto a questa cosa?
Giulia
: Si
E cosa pensi?
Giulia
: Penso che…all’inizio vorrei non essere più down. Poi penso che non è possibile non
esserlo più, perché è una cosa che mi appartiene.
Vuoi dire qualcosa su queste sorelle, Giulia?
Giulia
: Si, che non ho mai avuto delle sorelle così come loro.
Debora: Eh, per forza! (ridono)
C’è qualche altra cosa, Giulia? Ti vediamo pensierosa
Giulia
: Mi avete un po’ commossa.