Un uomo semplice

Mi siedo sull’argine del torrente ed ascolto la sua voce.
Lo faccio molto spesso quando vado a camminare nelle magnifiche terre di Valtellina.


Oggi però è una giornata particolare. Non sono in alta quota ma ho deciso di percorrere la bassa Val Fontana e, partendo da S.Bernardo, voglio arrivare fino a S.Antonio. Lungo il sentiero del Sole. Che bel nome!
Per un appuntamento importante.
Molto spesso, questi luoghi di montagna, portano nomi di Santi.  Perché anche la bellezza della natura ci avvicina a Dio.
Con il suo silenzio, con i suoi colori, con la sua musicalità.
I riflessi delle acque mi riscuotono dal torpore. E’ una bella giornata estiva e sono sicuro che riusciro’ a trovare la persona che da tempo mi sta aspettando.
Armando, mi ha invitato più volte nella sua baita di Val Fontana ed oggi, finalmente, mi son deciso. Mi è stato detto, che, tutti i fine settimana, sale, dalla sua casa di Ponte in Valtellina, per trascorrere qualche momento nella quiete della sua baita.
Con lui, così alto e robusto, un amico fedele. Un piccolo bastardino agile e timoroso che gli corre tra le gambe. Mi emoziono al pensiero di queste due figure in cammino.
Armando ha sempre amato la montagna. Mi racconta spesso delle sue incredibili arrampicate. Delle sue imprese alpinistiche. Ma, mi racconta spesso, anche del suo brutto incidente avvenuto durante una delle tante escursioni.
Del suo errore che gli ha cambiato la vita. Una caduta che, come dice lui, lo ha rimbambito.
Era un bravo muratore ed ora, deve accontentarsi di piccoli lavoretti. La sua gentilezza è profonda. La sua voglia di parlare gli sprizza dalla pelle.
Una cosa gli è rimasta nel profondo. L’impossibilità di stare fermo.
Quando siamo al mare, lo sento spesso scendere dal suo letto a castello (da buon montanaro, vuole sempre stare in alto) alle prime luci dell’alba per andarsene a passeggiare lungo il litorale marino. Come per le montagne, ne respira il silenzio, i colori ed i profumi.


Quando ritorna in valle, appena riesce, parte per lunghe camminate rintanandosi nella sua amata Val Fontana.
Riprendo il mio cammino e, prima di arrivare alla sua baita, mi fermo alla chiesetta di S.Antonio. Una chiesetta che, col suo candore, spicca inevitabilmente tra il verde dei pascoli montani.

Giunto nel luogo che, con fatica, Armando ha cercato di indicarmi, non riesco a credere ai miei occhi. La bellezza delle tre baite è qualcosa di  incredibile. Non posso sbagliare nel capire quale sia la sua.

Una baita che riflette la bellezza del suo antico mestiere e che sembra portare il suo nome. Mi avvicino ed il nome compare veramente. Sulla facciata, in pietra scolpita il suo nome. Armando.


Un leggero abbaiare mi conferma la loro presenza. Una grande accoglienza. Un abbraccio, un invito, ed eccoci seduti attorno ad un tavolo. Ha appena finito di mangiare. Una padella in cui ha riscaldato le uova. Un cesto di pane. Una brocca d’acqua. Manca il vino perché l’assunzione di farmaci gli vieta questo piacere.
So quanto gli piacerebbe farsi un “cicchetto” che, per un uomo come lui, sarebbe un toccasana.
Mi racconta le solite cose che, pur se dette con semplicità, nascondono  filosofie di vita.
E’ bello parlare con lui. La sua voce è intonata. Come quando, nei momenti di svago, cantiamo i canti di montagna. Al contrario di altre cose, li ricorda molto bene e li sa cantare con passione.


Con orgoglio, mi fa visitare la sua baita e, coi ricordi, mi riporta agli anni in cui è stata costruita. Quando lui era ragazzo e, con suo padre, l’aveva vista nascere. Dalle rovine della casa dei nonni. Pochi ricordi che, la sua testa, ha mantenuto.
Il tempo se ne vola via ed io devo ritornare. Ci salutiamo con calore. Mi avvio volgendo verso di lui un’ultimo sguardo. Lo vedo rientrare e mi commuovo nuovamente.
Un uomo semplice col suo piccolo cane.